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Sui diritti dei cittadini si può sempre trattare, su quelli dei politici il margine è molto più ristretto. Si potrebbero sintetizzare alcune vicende che riguardano il nostro Paese negli ultimi anni. Prendiamo per esempio quel diritto che si traduce in un compenso mensile ricevuto a fronte di un certo numero di anni di versamento dei contributi, unito al raggiungimento di una certa età. Quella milioni di italiani chiamano pensione, mentre per una manciata di essi, ossia parlamentari e senatori, ma anche chi occupa uno scranno nelle istituzioni territoriali, si chiama vitalizio. In entrambi i casi si parla di diritti acquisiti e quindi teoricamente intoccabili. E infatti i politici fanno di tutto per acquisirli il prima possibile, molto in anticipo rispetto alla fine della loro vita lavorativa all’interno delle istituzioni.

Il caso più recente si è verificato il 23 settembre, quando cinque senatori di Ncd (Nuovo centro destra) hanno presentato un ordine del giorno che invitava la presidenza di palazzo Madama «“a valutare l’opportunità”, in caso di scioglimento anticipato dell’attuale legislatura, di “consentire, in via eccezionale e straordinaria, con una norma di natura transitoria, la possibilità per i parlamentari” di versare i contributi necessari “per il completamento del quinquennio”». Non sia mai che la legislatura termini prima del dovuto e quindi si perda il diritto (compiuti i 65 anni di età) alla “pensione d’oro” da ex senatore. «“Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni”, si legge nel regolamento del Senato. Con il salva-vitalizio, però, la pensione arriverebbe molto prima». Insomma, mica male come opportunità, specie per chi magari sta vivendo quella politica come esperienza episodica, e quindi una volta abbandonata la poltrona non dovrebbe nemmeno sforzarsi di riprendere l’attività lavorativa che esercitava prima (ammesso che l’abbia interrotta durante il mandato). Va precisato che «dopo le proteste, alla fine, l’ordine del giorno è stato ritirato. Il coordinatore di Ncd Gaetano Quagliariello parla di iniziativa “individuale” e “non coordinata con il gruppo”». Si prova a salvare la faccia degli altri 27 senatori di Ncd, facendoli passare per ignari della zelante proposta preparata dai colleghi.

Proprio il giorno dopo questa vicenda, Gian Antonio Stella pubblicava sul Corriere un articolo in cui denunciava il problema vissuto dai consigli regionali in merito al vitalizio che, seppure limato negli importi da alcune leggi recenti, riesce comunque a essere erogato integralmente grazie al sistema degli anticipi. «Ed ecco saltar fuori che nel Lazio, grazie ad un emendamento bipartisan, ci sono ancora 44 consiglieri che aspettano di aggiungersi ai 270 pensionati d’oro al compimento dei cinquant’anni. Ecco che in Sardegna l’ex presidente del consiglio Claudia Lombardo se ne va in quiescenza a 41 anni, l’età di Cameron Diaz, con 5.100 euro netti al mese. E via così. Per una spesa complessiva delle Regioni di 170 milioni di euro». In particolare, suscita un certo sdegno la vicenda del Trentino Alto-Adige dove, a fronte dell’imposizione di un tetto massimo di 2.750 euro della “pensione” per i consiglieri, in cambio si ha il vantaggio di ricevere immediatamente i soldi che si sarebbero guadagnati nel corso degli anni se non avesse avuto luogo tale limitazione. Poi le cifre sono state riviste, quindi in teoria alcuni ex consiglieri sarebbero tenuti a restituire cifre anche consistenti (si parla di un totale di 29 milioni di euro di restituzioni). Ma in pochi ci staranno, e qualcuno ha già dichiarato che darà battaglia alla Regione e che non è disposto a cedere neanche un centesimo di quanto ricevuto. Ormai si tratta di un diritto acquisito (e incassato).

Questo l’esempio che ci arriva dalla classe politica che talvolta, a malincuore, si trova costretta a rivedere certi altri diritti acquisiti, come le pensioni e le pensioni minime. Quelle degli altri, però.