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Ci prendiamo un giorno di pausa dalle questioni più urgenti su cui normalmente cerchiamo di portare l’attenzione dei nostri lettori, per parlare di Whatsapp. La nuova funzione dell’applicazione di messaggistica istantanea (acquisita tempo fa da Facebook), che indica al mittente l’avvenuta lettura del messaggio inviato, ha scatenato il prevedibile susseguirsi di titoli apocalittici sulla fine (di nuovo) della privacy e sull’ansia da risposta coatta. Tutte cose che si ripetono ogni volta che un nuovo dispositivo tecnologico ci permette nuovi tipi di interazioni (che poi questa funzione non è una novità per chi è abituato a usare applicazioni simili, come Messenger, sempre di Facebook). Poi alla fine resta tutto come prima, oppure cambia un po’, ma in fondo non ci fa sentire così diversi. Ecco l’opinione di Giuseppe Rizzo, pubblicata sul sito di Internazionale.

Sono anni, questi: basta una modifica nel funzionamento di WhatsApp per far rimpiangere a molti i bei tempi che furono delle lettere, dei francobolli, del novecento, della privacy e perfino dei fumi delle prime fabbriche.

Qualcuno più semplicemente ha nostalgia della versione precedente dello stesso WhatsApp, qualcun altro dà la stura al malanimo apocalittico contro l’invadenza della tecnologia.

È successo che il servizio di messaggistica comprato per 19 miliardi di dollari da Facebook, da ieri permette a chi ha inviato un messaggio di vedere se è stato letto e quando. Ecco alcuni titoli di giornali: “Perché le nuove spunte blu ci rovineranno la vita” (Panorama); “Doppia spunta blu per i messaggi letti. Critiche: Privacy uccisa” (Il Fatto Quotidiano); “Arriva la spunta blu col suo carico di ansia da notifica” (Il Secolo XIX).

E alcuni ragionamenti di contorno, con obbligo di citazione da Roland Barthes: già i messaggi istantanei avevano ucciso il discorso amoroso degli sms, che a loro volta avevano seppellito la magia delle lettere, che a loro volta avevano fatto dimenticare i messaggi nelle caverne.

La privacy e l’amore e anche le nostre vite ora sono del tutto rovinate: come si fa a non rispondere a un amante che ti ha appena scritto che ti ama, o che ti desidera, ovvero che almeno vorrebbe mangiare una pizza assieme? Come si può evitare il messaggio di un capo dopo le dieci di sera? E quello di un genitore?

Ci sono già moltissimi articoli che spiegano come farlo. Ci sarebbe anche un trucco da quattro soldi: non leggere il messaggio, o addirittura fregarsene. Del resto è già successo con la chat di Facebook. A un certo punto sotto ciò che scrivevamo spuntava la notifica “visto alle”. Anche in quel caso ci fu chi immaginò un falò di diritti, libertà, privacy.

Col tempo abbiamo appunto imparato a fregarcene, a dare per sottinteso senza troppi drammi che se non abbiamo risposto – o se non ci hanno risposto – è perché non era possibile, o non se ne aveva voglia. E che se consideravamo quelle non-risposte come un tormento indicibile, probabilmente bisognava interrogarsi su quanto rovinata fosse già la nostra vita.